STORIA DEL SALTO

Il salto con gli sci che, come il fondo e la combinata, fa parte di quelle specialità invernali definite prove nordiche, ha origini molto remote.

E' bene precisare che i vari modi di sciare non sono nati già regolamentati da leggi precise, ma che solo il tempo ha permesso una codificazione in questo senso. E' così che sono nati, dapprima il fondo ed il salto, poi le sci alpino, il biathlon e da ultimo lo sci acrobatico.

I primi ad effettuare dei salti con gli sci furono i militari dei paesi nordici ( Norvegia, Svezia e Finlandia). Lo scopo era quello di addestrare i militari all'uso degli sci in qualsiasi situazione.

A quel tempo i trampolini di lancio erano delle cascine situate in fondo ad un pendio; l'atterraggio avveniva sul piano e non contava la distanza raggiunta bensì l'altezza.

Intorno al 1830 i corpi militari con gli sci vengono sciolti ed il salto viene praticato dai contadini norvegesi che nei giorni liberi si svagano sciando.

Essendo il fondo troppo faticoso questi si dedicavano sopratutto al salto che era per loro un modo piacevole e divertente per passare il tempo.

Solo molti anni più tardi si potrà parlare di salto a livello agonistico.

Intorno al 1919 si ha la notizia del record ufficiale di 23 metri che superava quello non ufficiale fatto molti anni prima e che era di 19 metri.

E' curioso ricordare che a quei tempi anche le donne si cimentavano in questa specialità. Infatti alla prima donna-record che nel 1878 salta 6,5 metri seguiranno molte altre pioniere. L'ultima Lady che il salto ricorda è Anita Wald, che negli anni settanta, partecipando ad una gara maschile, stabilì il record mondiale femminile con un volo di 96 metri. In ogni caso non si può parlare di una specialità femminile per quanto concerne il salto anche se è bene ricordare queste audaci ragazze che purtroppo sono sempre rimaste molto poche.

Verso la fine del 1800 si cominciarono a costruire i primi trampolini di salto; basti ricordare quello di Holmencollen, costruito nel 1892 in sostituzione di quello più modesto di Hnsehy (ambedue in Norvegia), che subendo, naturalmente, tutte le modifiche necessarie, ospitò, nel corso degli anni, tutti i migliori campioni del mondo fino ad oggi.

Da qui in avanti il passo è fatto. Il salto, come le altre specialità, acquista sempre più piede fra la gente come impiego del tempo libero fino a che, nel 1924, con la costituzione della F.I.S. (Federazione Internazionale Sci) il salto entra a far parte delle discipline olimpiche. Infatti, le prime Olimpiadi Invernali, che ebbero luogo a Chamonix (Francia) nel 1924 comprenderanno solo le specialità del salto e fondo, le così dette "prove nordiche". Da allora, escluso il periodo del secondo conflitto mondiale, durante il quale tutte le manifestazioni sportive non ebbero luogo, il salto entra a far parte degli sport di tutte le Olimpiadi Invernali seguenti, dei campionati mondiali e di altre manifestazioni internazionali, quali Holmenkollen (Norvegia) e Lahti (Finlandia).

Anche sulle alpi si incomincia a sciare ed il salto (come le altre specialità), che prima era monopolio dei paesi nordici, prende piede anche in altre nazioni del centro e sud Europa, nonchè del Nord America. Nazioni che vantano una buona tradizione sono la Germania, l'Austria ed, in parte, anche l'Italia.

I trampolini vengono costruiti sempre in maggior numero e maggior portata e le manifestazioni nazionali ed internazionali aumentano sempre più.

Grazie ad un ingegnere svizzero, che sulla base delle osservazioni fatte sul volo degli atleti enunciò i principi tecnici per la costruzione dei trampolini moderni, gli atleti cominciarono a migliorare nettamente la portata dei loro salti.

I record mondiali continuarono ad essere battuti ed il 15 marzo 1936 l'atleta austriaco Sepp Bradl sarà il primo uomo a superare la barriera dei 100 metri, saltando sul trampolino di Planica (ex Yugoslavia) 101 metri.

Intanto il tecnico tedesco Carl Luther, stabilisce la legge del punto critico (punto K) del trampolino, basilare per la sicurezza degli atleti. Nello stesso anno la F.I.S. definì le norme generali del salto e fissò ad 80 metri la misura massima del punto critico nella costruzione dei trampolini.

Impianti come quelli di Planica (ex Yugoslavia), Oberstdorf (Germania), Ponte di Legno (Italia) e Wikersunt (Norvegia) con punto critico superiore a questa distanza si trovarono ad essere fuori normativa.

I record mondiali però continuarono ad essere migliorati notevolmente su questi trampolini e nel 1964 l'italiano Nilo Zandanel, ad Oberstdorf vola a 144 metri, stabilendo un nuovo record mondiale. Finalmente la F.I.S. nel 1972 si deciderà a convalidare queste prestazioni ed a riammettere  nella legalità i trampolini giganti.

Si formarono così due specialità. Il salto (specialità olimpica), con due tipi di trampolini ("normale" con punto K oltre gli 85 metri e "grande" con punto K oltre i 110 metri) e il volo con gli sci le cui competizioni si svolgono su trampolini con punto K superiore alle sopracitate misure.

E' proprio su uno di questi trampolini e precisamente ad Oberstdorf che nel 1976 il campione austriaco Anton Innauer, appena diciassettenne, vola a 176 metri, stabilendo un nuovo record mondiale che verrà uguagliato solo nel 1979 dal tedesco orientale Zitthman a Planica (ex Yugoslavia).

Le gare di questo tipo si succedettero negli anni a seguire con sempre maggior frequenza anche perchè la loro incredibile spettacolarità rendeva veramente onore a questo sport.

L'evoluzione tecnica di questa specialità è sempre stata legata al tipo di trampolino su cui gli atleti si cimentavano. E' facile capire come, con il continuo aumento della loro portata e della velocità, i saltatori ricercavano sempre posizioni nuove, diverse e più aerodinamiche del corpo, sia in volo che nella fase di rincorsa.

E' così che prima si volava agitando gli arti superiori come a voler imitare il volo degli uccelli, poi con le braccia protese in avanti e successivamente tenendo le braccia in dietro lungo il corpo. La posizione di rincorsa che prevedeva le braccia distese in avanti si è via via modificata portando le braccia all'indietro, parallele al busto, per garantire una migliore aerodinamicità.

Dall'aspetto spensierato di pratica di questo sport che ricercava il puro divertimento personale si è passati a studi scientifici e di biomeccanica ( Laboratorio di Cinesiologia dell'Università di Iywaskyla - Finalndia - e Laboratorio dell'Università della Pensilvania), a prove di aerodinamica effettuate nel tunnel del vento ed a ricerca esasperata nel campo dei materiali utilizzati.

E' interessante ricordare a questo proposito che la scuola austriaca nel 1975 si presentò alle prime gare con un tipo di tuta composto da materiale permeabile, nella parte anteriore, ed impermeabile nella parte posteriore. Ciò provocava, in volo, un "effetto palloncino" per cui l'aria che entrava davanti si fermava nella zona della schiena mantenendo così gli atleti in volo molto più a lungo e permettendo un atterraggio più dolce. Anche sci, attacchi e scarponi erano frutto di ricerca scientifica.

Ci fu una rincorsa frenetica nel campo dei materiali da parte di tutte le nazioni al fine di contrastare, anche se talvolta in modo artigianale, la predominanza della squadra austriaca e dei suoi ritrovati.

E' dovuta intervenire la Federazione Internazionale Sci con un proprio regolamento che riportava chiaramente le caratteristiche fondamentali ed i parametri entro i quali dovevano essere costruiti i materiali da usare nelle competizioni. Questi limiti imposti dalla F.I.S. con severi controlli e pena la squalifica dell'atleta "fuori legge", hanno messo a tacere quasi totalmente le polemiche di tutti coloro che volevano uno sport più artificioso e favorito invece il vero senso di quest'ultimo ove è giusto che le gare siano vinte per l'abilità degli atleti che gareggiano sullo stesso piano e non perchè muniti di migliori attrezzature.

Come abbiamo potuto vedere in questo breve flash sull'evoluzione del salto, il progresso è stato enorme e misure una volta impensate sono oggi raggiunte normalmente da più atleti.

Si può così facilmente capire come, sia gli atleti, con la loro arditezza, che i teorici, con i loro studi, nonchè la scienza ed il progresso tecnologico nel campo dei materiali siano stati, insieme, i fattori determinanti per giungere al salto attuale.

 

Estratto della Tesi di Diploma su : ASPETTI TECNICI, CHINESIOLOGICI, FISIOLOGICI, PSICOLOGICI E DIDATTICI DI UNA SPECIALITA' SPORTIVA ( IL SALTO CON GLI SCI ) presentata dal famoso saltatore italiano Lido Tomasi presso l'Istituto Superiore di Educazione Fisica di Milano - sezione di Brescia - anno 1979-1980.